Al MArTA 20 reperti archeologici sottratti al traffico illecito
Tra le opere provenienti da un lotto rientrato dal Metropolitan Museum of Art di New York, anche una testa monumentale in marmo di Atena (fine del III al II secolo a.C.)
Al Museo archeologico nazionale di Taranto dal 16 dicembre 2025 è aperta la mostra Memorie trafugate. I reperti recuperati dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, un’esposizione che riporta in Italia una selezione di manufatti antichi restituiti dal Metropolitan Museum of Art di New York a conclusione di articolate indagini sul traffico illecito di beni culturali. Tra i reperti esposti spicca la testa monumentale in marmo della dea Atena, databile tra la fine del III e il II secolo a.C., che conserva l’alloggiamento per l’elmo e che, secondo le prime ipotesi, potrebbe essere stata collocata all’aperto come immagine votiva della divinità.

La mostra presenta reperti privi di un contesto archeologico documentato e dunque oggetto di ulteriori approfondimenti scientifici. Il percorso espositivo comprende una pittura parietale figurata, fibule di età ellenistica, anelli databili al VI secolo a.C., ornamenti in bronzo con applicazioni in oro, rilievi in terracotta e in pietra tenera. È esposta anche un’epichysis in stile Gnatia riconosciuta come falso moderno, presenza che rende esplicite le criticità legate alla circolazione di antichità sul mercato illecito e alla difficoltà di distinguere, in assenza di dati di provenienza, tra manufatti antichi e produzioni moderne.
Il rientro dei materiali è il risultato di un’attività investigativa internazionale coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma e condotta dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, reparto specializzato dell’Arma dei Carabinieri con competenze specifiche nel contrasto ai reati contro il patrimonio storico, artistico e archeologico. Una parte significativa dei reperti restituiti proviene da sequestri riconducibili alla società britannica Symes Ltd, legata al mercante d’arte Robin Symes, figura centrale nel traffico internazionale di antichità del secondo Novecento, la cui collezione ha alimentato per decenni il mercato e le acquisizioni museali prive di adeguata documentazione di provenienza.
Nel corso della presentazione, la direttrice del Museo archeologico nazionale di Taranto, Stella Falzone, ha sottolineato come la sottrazione di un reperto dal proprio contesto di rinvenimento interrompa una connessione fondamentale tra oggetto, tempo e luogo, compromettendo la possibilità di una piena interpretazione scientifica. In questo quadro, il lavoro del museo è orientato alla ricostruzione dell’identità culturale dei manufatti attraverso analisi tipologiche, confronti comparativi e studi interdisciplinari. Il comandante provinciale dei Carabinieri di Taranto, colonnello Antonio Marinucci, ha invece richiamato il valore pubblico di ogni recupero, inteso come restituzione alla collettività di beni sottratti e dispersi.
L’esposizione si inserisce in un più ampio contesto di cooperazione internazionale che negli ultimi anni ha portato musei e istituzioni a riconsiderare acquisizioni di provenienza problematica. Il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, istituito nel 1969, rappresenta da tempo un modello operativo riconosciuto a livello internazionale, fondato sull’integrazione tra indagine giudiziaria, ricerca documentaria e collaborazione istituzionale nei processi di restituzione.

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