Un nuovo modello di accessibilità e valorizzazione per le ville romane di Stabia: il collegamento diretto con la navetta “Pompeii Artebus”

La complessa stratificazione storico-culturale del territorio vesuviano trova una delle sue espressioni più significative nell’area di Castellammare di Stabia, che ospita straordinari complessi di età romana come Villa Arianna, Villa San Marco e il Museo archeologico Libero D’Orsi, situato nella reggia borbonica di Quisisana. Nonostante l’eccezionale valore storico-artistico di questi luoghi, essi hanno a lungo sofferto di una scarsa accessibilità, che ne ha limitato la fruizione rispetto al sito principale di Pompei.
Dal 4 agosto, grazie a un accordo tra il Parco archeologico di Pompei e il Comune di Castellammare di Stabia, entra in funzione un nuovo servizio potenziato della navetta “Pompeii Artebus”, che collegherà direttamente il centro cittadino con i principali siti stabiesi. Il percorso, che parte da Piazza Giovanni XXIII, prevede fermate strategiche (Piazza Unità d’Italia, Museo Libero D’Orsi, Villa Arianna e Villa San Marco) e consentirà ai visitatori di raggiungere più agevolmente l’intero circuito archeologico, con corse a partire dalle 11.30 e ultima partenza alle 18.00.
Il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, ha sottolineato come questo intervento non costituisca soltanto un miglioramento logistico, ma rappresenti «un vero e proprio ponte culturale che promuove l’idea di una “Grande Pompei”, un parco archeologico diffuso che valorizza l’intero territorio stabiese». L’iniziativa risponde infatti a un duplice obiettivo: da un lato, distribuire i flussi turistici su una rete più ampia di siti, riducendo la pressione sul sito di Pompei; dall’altro, rafforzare il ruolo di Castellammare come polo culturale integrato, creando ricadute economiche e sociali per la comunità locale. Il sindaco di Castellammare di Stabia, Luigi Vicinanza, ha rimarcato l’importanza del servizio come strumento di promozione territoriale, reso possibile grazie alla sinergia tra amministrazione comunale, Parco e direzione del Museo stabiese. Tale collaborazione si inserisce in un percorso virtuoso di valorizzazione, che mira a far emergere il patrimonio di Stabia dal ruolo di “sito minore” per restituirgli la centralità che merita nel panorama archeologico vesuviano.
L’attivazione del nuovo servizio si inserisce in una più ampia riflessione sulle modalità di gestione e fruizione del patrimonio culturale diffuso, particolarmente urgente in territori come quello campano, segnati da fenomeni di pressione antropica, rischio di spoliazione e vulnerabilità legata a fattori sia naturali che antropici. L’accessibilità diviene così uno strumento di tutela: più un sito è vissuto, integrato e conosciuto, minori sono le possibilità che rimanga ai margini, esposto a incuria, danneggiamenti o pratiche illecite. Questa scelta strategica contribuisce dunque non solo alla crescita del turismo culturale ma anche alla prevenzione dei crimini contro il patrimonio, in linea con le raccomandazioni della Convenzione UNESCO del 1972 e con le buone pratiche di gestione condivisa dei beni culturali promosse dal Consiglio d’Europa. Il modello proposto potrebbe costituire un precedente significativo per altri territori italiani caratterizzati da poli museali diffusi e necessità di integrazione dei percorsi di visita.

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