La Guardia di Finanza nella difesa del patrimonio culturale e paesaggistico: tre recenti operazioni tra Puglia e Campania

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La tutela del patrimonio culturale e paesaggistico richiede strumenti diversificati, capaci di contrastare condotte che, pur appartenendo a settori differenti, incidono in modo profondo sulla qualità e sulla fruizione dei beni comuni. Le attività di vigilanza e controllo condotte nel luglio 2025 in due aree costiere a elevata vocazione turistica come Capri e il litorale salentino mostrano come la difesa dei paesaggi naturali e delle aree demaniali non sia solo un tema di gestione amministrativa, ma anche una questione che investe direttamente la protezione del patrimonio culturale e ambientale.

Il 18 luglio 2025, una motovedetta del Reparto Operativo Aeronavale di Napoli ha sorpreso un peschereccio che praticava pesca a strascico nei pressi dei Faraglioni di Capri, in un’area soggetta a vincoli e a particolare attenzione per la sua rilevanza naturalistica e culturale. La pesca a strascico in zone interdette non è soltanto una violazione della normativa di settore, ma rappresenta una pratica altamente invasiva, capace di compromettere l’ecosistema marino e di alterare un paesaggio sommerso che costituisce parte integrante dell’identità culturale e naturale dell’isola. L’operazione si è conclusa con una sanzione amministrativa di 2.000 euro, il sequestro dell’attrezzatura utilizzata e la decurtazione di 12 punti dalla licenza di pesca. Il pescato, dichiarato idoneo al consumo umano dall’A.S.L. competente, è stato devoluto in beneficenza alla Caritas. È stato inoltre segnalato che l’armatore, già noto per precedenti controlli, rischia la sospensione della licenza di pesca.

Sempre nella stessa data del 18 luglio, un’ulteriore intervento ha riguardato il Comune di Forio d’Ischia, dove è stato disposto il sequestro preventivo dell’Hotel Club Scannella, una struttura di circa 25.000 metri quadrati situata su un costone tufaceo soggetto a vincoli di inedificabilità e a elevato rischio idrogeologico. Le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli e condotte con rilievi aerei e perizie tecniche, hanno documentato interventi di scavo sistematico nella roccia, creazione di volumetrie, piscine e terrazzamenti realizzati in assenza di autorizzazioni, con lo smaltimento illecito di circa 800 metri cubi di materiale direttamente in mare. Sono state contestate ipotesi di reato quali lottizzazione abusiva, edificazione in zona a protezione integrale, costruzioni su demanio marittimo, gestione abusiva di rifiuti e distruzione di bene paesaggistico. Sei persone fisiche e una persona giuridica risultano indagate nell’ambito del procedimento. Il provvedimento evidenzia come una pressione edilizia protratta nel tempo su un tratto di costa vulnerabile abbia determinato alterazioni irreversibili al profilo naturale e creato condizioni di pericolo per la pubblica incolumità.

Quattro giorni più tardi, il 22 luglio 2025, un’altra operazione ha interessato il litorale salentino, in località Torre San Giovanni, nel Comune di Ugento. La Sezione Operativa Navale di Gallipoli ha individuato un’area demaniale marittima, estesa per circa 12.000 metri quadrati e sottoposta a vincoli paesaggistici, illecitamente trasformata in un campeggio attrezzato per la sosta e la permanenza di camper. L’area, formalmente destinata a parcheggi e autorimesse, era stata occupata e adibita a finalità ricettive senza le necessarie autorizzazioni. Al suo interno erano stati installati moduli prefabbricati adibiti a reception, self-bar, servizi igienici, docce, lavanderia e cisterne per la raccolta di acque reflue di tipo domestico. L’operazione si è conclusa con il sequestro delle strutture e il deferimento di un soggetto all’Autorità Giudiziaria per le violazioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio e del Testo Unico dell’Edilizia.

I tre interventi, pur diversi per natura, evidenziano un tratto comune: la necessità di presidiare spazi sottoposti a vincolo, il cui valore non è solo economico o ambientale ma anche culturale. La pesca a strascico nei pressi dei Faraglioni, simbolo iconico del paesaggio caprese, compromette un bene che ha un riconosciuto significato identitario, mentre l’occupazione abusiva di aree demaniali lungo il litorale salentino produce un’alterazione del paesaggio costiero e introduce dinamiche di sfruttamento prive di legittimazione, con ricadute sulla concorrenza e sulla sostenibilità della fruizione turistica.

Collocare questi episodi all’interno di una prospettiva più ampia significa riconoscere che la tutela del paesaggio e delle aree costiere non può ridursi a un insieme di misure repressive. La violazione dei vincoli paesaggistici e la distruzione degli ecosistemi marini sollevano questioni di gestione integrata del territorio e del mare, che richiedono una pianificazione attenta e una collaborazione tra amministrazioni locali, autorità giudiziarie, enti di tutela e comunità. Solo un approccio sistemico può garantire che queste aree, oggi teatro di condotte illecite, diventino luoghi di fruizione sostenibile e di conservazione consapevole, in linea con i principi sanciti dal Codice dei beni culturali e dalle convenzioni internazionali sul paesaggio e l’ambiente.

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