Orfeo e le Sirene: restituzione e rientri dagli Stati Uniti
Operazione “Orpheus” e cooperazione internazionale per il recupero di 401 reperti archeologici tra indagine, diplomazia culturale e ricontestualizzazione nei luoghi di provenienza. Le sculture in mostra al Museo dell’Arte Salvata dal 18 settembre al 15 ottobre 2022

Il gruppo scultoreo di Orfeo e le Sirene è rientrato in Italia nel 2022 a seguito di un accordo concluso con il J. Paul Getty Museum, esito di un articolato percorso istituzionale che ha coinvolto autorità italiane e statunitensi. L’operazione si inserisce in una linea di intervento ormai consolidata, finalizzata al recupero di beni archeologici illecitamente sottratti al territorio nazionale e alla loro restituzione attraverso strumenti di cooperazione internazionale e diplomazia culturale.
Il complesso è costituito da tre statue in terracotta, di dimensioni quasi naturali, databili alla seconda metà del IV secolo a.C. e riferibili all’area di Taranto. Le opere erano state rimosse dal loro contesto originario negli anni Settanta, a seguito di attività di scavo clandestino che ne aveva determinato l’immissione nei circuiti del traffico illecito. Dopo una fase di dispersione e circolazione sul mercato internazionale, i manufatti erano confluiti nelle collezioni del museo californiano, dove sono rimasti per diversi decenni.
La ricostruzione della provenienza e delle modalità di esportazione è stata condotta dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Taranto, nell’ambito di un’attività investigativa sviluppata in collaborazione con le autorità degli Stati Uniti, tra cui il District Attorney’s Office di Manhattan e Homeland Security Investigations. Tale attività, riconducibile al filone operativo noto come “Operazione Orpheus”, ha consentito di accertare l’origine illecita del complesso e di avviare un’interlocuzione istituzionale con l’ente detentore, orientata alla definizione di una soluzione condivisa.
Nel quadro di questa operazione si colloca un consistente flusso di materiali archeologici rimpatriati dagli Stati Uniti. A partire da dicembre 2021 sono stati restituiti 201 reperti; nel luglio 2022 sono rientrati ulteriori 142 oggetti; il 6 settembre dello stesso anno è stata formalizzata la consegna di altri 58 beni, il cui rientro si è completato nei mesi successivi. Nel complesso, si tratta di 401 manufatti databili tra il 2500 a.C. e il VI secolo d.C., riferibili alle civiltà romana, etrusca, apula e magnogreca, in gran parte provenienti da scavi clandestini e successivamente immessi nei circuiti del traffico illecito internazionale.
Il rientro delle opere è avvenuto nel quadro della diplomazia culturale, attraverso un accordo che ha evitato il ricorso a un contenzioso giudiziario e che si fonda su una prassi ormai consolidata nelle relazioni tra Stati e istituzioni museali. Tale modalità operativa si basa sul riconoscimento della provenienza dei beni e sulla volontà di ristabilire un legame con i contesti culturali di origine.
Una volta rientrato in Italia, il gruppo è stato inserito nel percorso espositivo del Museo dell’Arte Salvata, presso il Museo Nazionale Romano, dove è stato presentato al pubblico come parte di un progetto dedicato ai beni recuperati da traffici illeciti e da operazioni di restituzione internazionale. Una parte dei reperti rientrati nello stesso filone è confluita nell’allestimento inaugurale del Museo, aperto al pubblico il 15 giugno 2022. L’esposizione temporanea ha consentito di affiancare alla dimensione storico-artistica delle opere la ricostruzione delle loro vicende recenti, includendo le fasi di sottrazione, circolazione e recupero.
Questa fase intermedia ha svolto una funzione sia conoscitiva sia divulgativa, rendendo accessibili informazioni relative alla provenienza dei manufatti e al lavoro svolto dalle istituzioni coinvolte. In tal modo, il percorso espositivo ha contribuito a restituire una lettura complessa degli oggetti, nella quale la biografia contemporanea assume un ruolo rilevante accanto ai dati archeologici.
Conclusa l’esposizione, le statue andranno al Museo Archeologico Nazionale di Taranto, in coerenza con la loro area di provenienza. La collocazione definitiva ha consentito di ristabilire il rapporto tra i manufatti e il contesto territoriale di origine, inserendoli stabilmente nelle collezioni pubbliche e rendendoli nuovamente fruibili all’interno di un quadro interpretativo coerente.

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