Genova. Si è svolta lo scorso venerdì la terza seduta del processo sui Modigliani esposti a Palazzo Ducale nel 2017 e sono immediatamente emerse le dichiarazioni di uno degli investigatori del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale sentito come teste: la metà delle opere sequestrate non aveva documenti che ne potessero attestare i passaggi di proprietà o l’autenticità. E quando c’erano, non sono stati esibiti. «Una circostanza piuttosto strana per un mercante d’arte quella di non avere questo genere di documentazione», la chiosa del militare ascoltato.

Carlo Pepi, studioso ed esperto di Modì, aveva espresso le prime perplessità circa l’autenticità delle opere esposte, già nella primavera del 2017, prima ancora che la mostra venisse inaugurata.

Le persone a processo per truffa, falso e contraffazione sono sei: Massimo Zelman, presidente di Mondo MostreSkira, Joseph Guttman, proprietario di molte delle opere sequestrate, RudyChiappini, curatore dell’esposizione, Nicolò Sponzilli, direttore mostre Skira, Rosa Fasan, dipendente Skira, PietroPedrazzini, proprietario di un Ritratto di Chaim Soutine.

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