Il furto della fronte di sarcofago con Achille e Pentesilea dall'Antiquarium Comunale del Celio

Via dell’Arco dei Banchi, civico n. 8, anno 1881: si scorge una lastra figurata, un rilievo antico, corpi in movimento, che entrano in contatto nell’impeto della battaglia

Si tratta di una fronte di sarcofago frammentaria, uno dei tanti reperti dalla provenienza sconosciuta, usato come elemento decorativo in un palazzo collocato in un viottolo nei pressi di Corso Vittorio Emanuele II a Roma.

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Sono numerosi i sarcofagi usati come vasche per fontane, le epigrafi murate, i capitelli posti come supporti per vasi e vari frammenti archeologici che è possibile avvistare, passeggiando tra le vie del centro e sbirciando nei cortili storici. L’architettura concilia l’antico con il moderno, in una evoluzione continua che vuole mantenere le sue radici infisse nel passato.

In un momento imprecisato, forse a partire dal 1929 – anno in cui il famoso architetto Antonio Muñoz inaugurò il Museo del Celio – la fronte di sarcofago viene trasferita all’Antiquarium e posta sul muro dell’ingresso laterale dell’edificio. Nel 1936, infatti, figura ancora lì, ma non c’è da sorprendersi: sono anni, quelli di Muñoz, in cui Roma viene stravolta da interventi che cambieranno per sempre il suo volto, avvicinandola sempre più alla città che oggi conosciamo.

Il fulcro della raffigurazione presente sulla fronte del sarcofago è costituito dalla scena drammatica e intrisa di pathos in cui l’eroe Achille, volgendo la testa all’indietro in cerca di aiuto, sorregge l’amata amazzone Pentesilea, mentre si accascia morente tra le sue braccia. È come se il tempo si fosse fermato intorno alle due figure, un focus voluto dall’autore, mentre tutto intorno si svolge la sanguinosa battaglia tra Amazzoni e Greci. Le donne guerriere a cavallo o a piedi, con la corta tunica cinta e il seno scoperto, si scagliano contro gli uomini, in nudità eroica, con l’elmo sulla testa, clamide sulle spalle e spade da sguainare. Vi è un intreccio composto di corpi scolpito su più piani, in un movimento continuo ma ordinato e ben distinguibile, mentre il dolore espresso da Achille attrae lo sguardo dell’osservatore. La lastra, che ha generato vari dibattiti riguardanti l’inquadramento cronologico, appare databile per confronti ritrattistici e stilistici verso la seconda metà del III secolo d.C., età della rinascenza gallienica.

Quando si decise di chiudere il Museo per esigenze statiche, il polo culturale divenne vittima di alcuni ladri. L’ambiente, adibito a deposito senza sistemi di allarme e sorveglianza, era ormai un obiettivo ideale per i malfattori. Durante la notte tra il 6 e il 7 aprile 1979, il reperto fu spaccato in due parti, seguendo una precedente linea di frattura; mentre la parte destra venne lasciata sul posto, quella centrale fu trafugata. Durante questo procedimento, però, numerosi altri frammenti si staccarono.

Le prime indagini non portarono nessun risultato, ma i dati – comprendenti soprattutto il materiale fotografico – erano stati inseriti nell’appena nata Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti.

Nove anni dopo, il frammento di sarcofago rubato venne individuato in una galleria d’arte di Lugano. Aveva infatti costituito uno dei pezzi artistici di un collezionista privato. Morto quest’ultimo, il reperto era finito sul mercato antiquario, ma danneggiato: i ladri, infatti, per pulirlo, lo avevano sottoposto a sbiancamento, rovinandolo e sfibrandolo.

Furono quindi ancora una volta i Carabinieri dell’allora Nucleo Tutela Patrimonio Artistico a restituire il pezzo, in maniera del tutto inaspettata, in occasione di una sua tentata vendita illecita. Erano trascorsi molti anni dal momento del furto, ma l’intervento delle forze dell’ordine specializzate nella tutela del patrimonio culturale aveva di nuovo fatto sì che fosse possibile tornare in possesso di un frammento di storia sottratta. Solo nel 1998 era stato possibile riunificare le due parti del sarcofago.

La fronte scolpita venne presentata tra i reperti protagonisti dei recuperi nell’ambito della mostra “I Beni Culturali della Difesa. La Difesa dei Beni Culturali”, svoltasi presso il polo museale di Castel Sant’Angelo dal 4 aprile al 10 maggio 1998. Immediatamente dopo l’inaugurazione, si procedette con il restauro e, nel 1999, seguì la pubblicazione riguardante la storia della lastra, la sua descrizione e una proposta di datazione possibile grazie ai recenti interventi conservativi.

Nel 2009-2010 il reperto fu di nuovo inserito in una esposizione intitolata “L’Arma per l’arte: antologia di meraviglie” organizzata in occasione dei 40 anni dalla nascita del Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale e suddivisa in vari poli: la mostra dei beni archeologici recuperati era ospitata presso il Palazzo Reale di Napoli, quella di arte sacra nel Palazzo Pitti di Firenze e, infine, i recuperi famosi nella sede di Castel Sant’Angelo a Roma.

 

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Roma, Via dell’Arco dei Banchi

 

Per approfondire:

C. Salvetti, Il mito di Achille e Pentesilea in un sarcofago recuperato alle collezioni archeologiche dell’Antiquarium, in Bollettino dei Musei Comunali di Roma, 13 (1999), pp. 31-40.

C. Martini, Frammento di sarcofago con scena di amazzonomachia, in L. Della Volpe (ed.), L’Arma per l’Arte: antologia di meraviglie, Catalogo della mostra in occasione dei 40 anni di attività del Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale: Roma, Museo nazionale di Castel Sant’Angelo, 23 settembre 2009-30 gennaio 2010, Livorno 2009, p. 114.

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